Uno dei motivi per cui mi occupo di Mindfulness è permettere alle persone di ridurre al minimo i momenti in cui il cervello si “spegne”. Avete presente quando siete così nervosi, tesi, ansiosi o terrorizzati da non ragionare più? In quei momenti è facile fare o dire qualcosa esattamente all’opposto di quello che vorremmo, proprio perché queste emozioni prendono il sopravvento (e il comando) su di noi.

Se volete un esempio divertente di quello che può succedere quando il cervello si spegne, ho trovato un interessante articolo di Gary Burnison, CEO di Korn Ferry Institute (società di consulenza organizzativa) sui peggiori colloqui di lavoro della storia. Serva a tutti noi per riflettere su quanto è importante essere ricordati per la storia che noi raccontiamo di noi stessi, non per le storielle che gli altri dicono su di noi.

Un consulente stava facendo dei colloqui a delle persone che avrebbero lavorato in un call center. Le domande erano sempre le stesse: background, esperienza, risultati raggiunti e sfide dei candidati. Alla domanda “qual è stata la sfida più importante che hai affrontato?” un candidato ha risposto “Quando il mio ragazzo mi ha lasciato per stare con mia madre.” Qui, ovviamente, il colloquio si è chiuso nel più totale imbarazzo.

Un consulente ha chiesto quale fosse stato l’obiettivo più significativo che il candidato avesse mai raggiunto. La risposta? “Quando facevo la badante e sono riuscita a convincere l’anziano a cambiare il testamento e lasciarmi tutti i soldi”. Risposta memorabile, ma per le ragioni sbagliate.

Dopo aver superato numerosi colloqui con successo, l’ultimo step da compiere per il candidato era pranzare con il CEO della compagnia in persona. Durante il pranzo, tutto bene. Ma quando è arrivato il dessert – una coppetta di gelato con panna e una ciliegia in cima – il candidato ha allungato la mano e con il proprio cucchiaino ha rubato la ciliegia dalla coppetta del CEO. Beh, speriamo almeno che la ciliegia fosse così buona da valerne la pena…

Un consulente, nell’intervistare un candidato per un posto manageriale in una catena di fast-food, chiede al candidato quale fosse la domanda più sincera che egli avrebbe potuto porre durante un meeting con tutti gli altri manager della compagnia. Il candidato ci pensa un po’ su e poi dice di avere la risposta: “No, ma ragazzi, voi mangiate veramente quella roba?!” Potete immaginare il seguito.

Il colloquio di lavoro stava andando alla grande, verso la fine uno dei consulenti chiede al candidato se avesse domande, e il candidato risponde: “Mi potete dare la password del Wi-Fi così posso scaricarmi un film da guardare durante il viaggio di ritorno?” Non esattamente la domanda giusta per dimostrare il proprio interesse verso quel lavoro…

Una donna candidata ad un lavoro molto lontano da casa propria, per il quale avrebbe dovuto addirittura trasferirsi in un altro stato, si era dimostrata molto entusiasta del lavoro e per nulla intimorita dal trasferimento. Il giorno dopo l’ultimo colloquio, in cui le era stato confermato il posto di lavoro, la donna richiamò il consulente dicendo “Mi dispiace ma ho detto a mia figlia di 8 anni che avremmo dovuto trasferirci e lei non è stata d’accordo”. No comment.

Ad un candidato è stato confermato il posto di lavoro, avrebbe dovuto cominciare il giorno successivo. Lui però non si è presentato al lavoro e nemmeno rispondeva al telefono. La sera, ha finalmente ricontattato l’azienda scusandosi così: “Ho fatto altri colloqui ed ho accettato anche un altro posto di lavoro, che ho provato oggi. Quel posto però non mi piace e vorrei venire da voi, cominciando da domani.” Potete immaginare da soli la risposta.